Questa volta leggo – Recensione: “Una morte sola non basta” di Daniela Alibrandi – ed. Del Vecchio

Buongiorno! Torna anche a luglio la rubrica “Questa volta leggo” ideata da Chiara (La lettrice sulle nuvole), Dolci (Le mie ossessioni librose) e Laura (La Libridinosa).

Il tema scelto è: “Un libro ambientato in Italia”. Per l’occasione ho deciso di leggere il romanzo di Daniela Alibrandi Una morte sola non basta che è ambientato a Roma.

Vi ricordo che il mese di agosto la rubrica sarà sospesa per la pausa estiva e riprenderà come sempre a settembre.

51A5ALgSrDLSinossi

Roma, anni Cinquanta. L’Italia si sta lasciando alle spalle l’orrore della guerra, e si avvia a grandi passi verso gli anni del boom economico. Due uomini si incontrano su una panchina dell’ospedale San Camillo. Due storie si incrociano per pochi minuti per poi proseguire parallele e distanti. Anni Settanta. Il sogno del “miracolo italiano” lascia il passo alle contraddizioni e ai fermenti della rivoluzione sociale e dei movimenti giovanili. Due ragazze, poco più che adolescenti, si conoscono. Segnate, ognuna a sua modo, dalla violenza e dal silenzio di chi avrebbe dovuto proteggerle, continuano a collezionare errori e profonde delusioni. Nell’amicizia che si instaura, riconoscono entrambe la possibilità di un reciproco riscatto, che porterà a un epilogo imprevedibile. Sullo sfondo, si staglia la città eterna in continuo mutamento, che con le sue atmosfere e i suoi linguaggi commenta le fragilità e le contraddizioni di un’intera epoca e del Belpaese. In una narrazione limpida, senza artifici, che si sviluppa in un crescendo ininterrotto, seguiamo Ilaria e Michela in un impietoso viaggio alla scoperta della costruzione del ?male, che nulla concede all’ipocrisia o all’ipotesi d’innocenza.


Recensione di Mara

In questi giorni caldissimi di fine luglio, mi sono concessa una breve vacanza e, tra una passeggiata e l’altra, ho potuto dedicarmi anche ai libri. Senza leggere, non ci so stare, insomma!

La lettura di Una morte sola non basta si è rivelata essere  la scelta giusta per questo periodo. L’aver “staccato la spina” per qualche giorno da tutte le fonti di stress e di preoccupazioni quotidiane, mi ha permesso di immergermi nella storia in modo completo e senza distrazioni.

Prima di iniziare a leggere questo romanzo, non sapevo bene cosa aspettarmi. È il primo libro di Daniela Alibrandi che leggo e sono davvero lieta di averne avuto l’occasione. La trama mi aveva incuriosito già da tempo e, inoltre, le storie ambientate in epoche passate mi hanno sempre stuzzicato.

Una morte sola non basta segue le vicende di due famiglie che vivono a Roma tra gli anni “50 e 70” e che in apparenza non hanno nulla in comune. Questo periodo è stato piuttosto particolare per la storia del nostro Paese.

L’Italia si stava riprendendo dopo i danni causati dalla seconda guerra mondiale. Anche se la ripresa economica faceva ben sperare, la gente aveva nella mente e nel cuore ancora tutti gli orrori e le sofferenze subite. Questo ventennio è stato anche un periodo di grandi cambiamenti da un punto di vista economico, e per quelle famiglie che hanno adottato, più o meno consapevolmente, un nuovo stile di vita. In questo arco temporale non c’è stata, quindi, solo una grande crescita ma anche instabilità, proteste e tensioni politiche.

In questo contesto si apre la vicenda di Ilaria e Michela, due ragazze molto diverse tra loro, che hanno alle spalle anni di dolori e sofferenze e che hanno lasciato dei segni pesanti nelle loro vite. Ilaria è una ragazza provata. È chiusa, sottomessa, non ha praticamente nessun contatto esterno alla sua famiglia e vive come se fosse una prigioniera in casa propria. Veste abiti sempre castigati e in pratica esce solamente per andare a messa e alla scuola delle suore, che la sua famiglia ha scelto per lei.

Michela, al contrario, è appariscente e indossa abiti succinti all’ultima moda. Frequenta un gran numero di ragazzi e il suo stile di vita disinibito è abbastanza discutibile. Sembrerebbe una ragazza sicura di sé, determinata e senza problemi. Nessuno potrebbe sospettare che nel suo passato si nascondano degli eventi talmente oscuri e dolorosi da far rabbrividire chiunque.

Michela e Ilaria sembrano due figure agli antipodi che non hanno nulla in comune se non il fatto di essere entrambe romane e di avere un passato difficile ma, in seguito a una lunga serie di vicissitudini, le due ragazze si incontrano, diventano amiche e questo fatto avrà delle conseguenze inaspettate.

– Ora è tutto sulle mie spalle. La bambina la dovrei mandare in collegio, non abbiamo altri parenti in vita, ma io non me la sento! – aggiunse e sembrava che gli occhi gli si fossero riempiti di lacrime. Che pena!, pensò Mario sentendosi in dovere di consigliare quel poveretto. (…) (…) – No, non la mandi in collegio, è sempre meglio che restino in famiglia. Come si chiama? L’uomo sorrise e rispose:  – Ilaria, e io Enzo, a – aggiunse porgendogli la mano. – Io sono Mario e mi è nata una bambina poche ore fa. (…) (…) – Come la chiamerete? – gli chiese Enzo. – Michela, – rispose deciso, e scandì di nuovo con orgoglio il nome di sua figlia: – Michela – come a rafforzare la meravigliosa realtà della sua nascita. – è un nome bellissimo! Hai sentito Ilaria? È nata una bambina piccola piccola, Michela – disse Enzo (…) (…)

Oltre alle due giovani protagoniste, troviamo nella storia diversi personaggi secondari che hanno un ruolo non indifferente nella vicenda: i loro familiari.

La caratterizzazione di tutte le persone che compaiono nell’opera è davvero incredibile. L’autrice è stata davvero un’abile psicologa perché ha saputo creare delle figure complesse così realistiche al punto che a volte stentavo a credere che questi personaggi fossero persone inventate.

Alcuni di loro hanno suscitato in me emozioni davvero forti. Ho odiato in modo particolare uno di loro, ma non faccio il nome per non anticipare nulla. Costui inizialmente sembra quasi una vittima degli eventi, ma con il passare del tempo rivela la sua natura meschina e sfido chiunque a non detestarlo.

Altri personaggi mi hanno davvero emozionato, fatto arrabbiare, commosso e coinvolto nei loro drammi personali. La vita a volte sa essere ingiusta e quasi insopportabile…

Le persone in questo romanzo (ma forse anche nella vita è un po’ così) non sono mai quello che sembrano e, a mano a mano che proseguivo con la lettura, si svelavano ai miei occhi i più oscuri segreti di queste due famiglie. Naturalmente non voglio anticiparvi nulla per cui se volete sapere qualcosa di più, leggete il libro!

La trama può sembrare semplice e lineare: due storie parallele di famiglie appartenenti a un diverso ceto sociale che vivono nella stessa città tra problemi e difficoltà. Gli eventi narrati però, sono davvero molti e non c’è alcuna traccia di banalità. Il finale, in particolar modo, mi ha stupito ed è stato imprevedibile!

Oltre ai personaggi ho amato moltissimo la contestualizzazione storica della vicenda. Appare subito evidente un gran lavoro di ricerca e di ricostruzione che ho trovato davvero realistica ed è un vero valore aggiunto nel romanzo. Si dicono tante cose degli anni 50-70 e sicuramente molti di noi hanno genitori o nonni che hanno vissuto in quegli anni, e io ho rivisto in queste pagine alcuni dei racconti dei miei familiari. Ho davvero apprezzato l’appendice in cui sono stati approfonditi alcuni eventi di quegli anni e che l’autrice ha provveduto ad arricchire anche con numerose foto che ho trovato davvero interessanti.

La sensazione che gli dava la paternità era nuova e inebriante, e mai Mario avrebbe pensato di poterne provare una così bella. Aveva vissuto la guerra e, troppo giovane per andare al fronte, l’aveva trascorsa in città, tra il suono delle sirene, la povertà e il terrore. Aveva affrontato esperienze dalle quali aveva creduto di non uscire vivo, come il bombardamento di Sano Lorenzo, nel quale aveva perso un paio di amici. Ce l’aveva fatta, ma come tutti i sopravvissuti era vittima di un profondo smarrimento.

Una morte sola non basta è una lettura incantevole, grazie anche a uno stile di scrittura fluido ed elegante. La cura di questo romanzo si riscontra nei dettagli più minuziosi ed è chiaro che nulla è lasciato al caso. Il lessico utilizzato è ricercato e preciso. Una cosa che ho trovato molto interessante è stato anche il fatto che le due protagoniste si esprimessero in modo molto differente, cosa che rispecchia la differenza delle loro personalità e del loro background familiare.

Degne di nota le descrizioni dei luoghi. La penna della Alibrandi è stata in grado di riportare in vita strade e quartieri di Roma così come dovevano apparire nel primo dopoguerra e negli anni a venire. Chi conosce bene la città, troverà numerosi riferimenti noti e molte curiosità. La prossima volta che capiterò a Roma probabilmente mi guarderò attorno con occhi diversi e più attenti ai particolari.

A differenza di molti romanzi che si leggono tutti d’un fiato, ho centellinato le pagine di questo libro, un po’ come se fosse un ottimo whiskey da assaporare con calma. Le tematiche trattate sono degne di attenzione e in alcuni casi possono essere anche abbastanza “dure”.

Il tema centrale attorno cui ruotano le vicende è la famiglia. In questo romanzo, però, ci distacchiamo dalle classiche relazioni dove non ci sono problemi e tutti vanno d’amore e d’accordo. A mio avviso è un romanzo molto femminile perché le donne sono al centro della vicenda. Forti, deboli o piegate dagli eventi, devono trovare in qualche modo la forza per andare avanti.

Una morte sola non basta è un libro intenso e mi ha fatto provare davvero un ventaglio di emozioni. Non è una storia d’amore come frequentemente mi capita leggere, ma è un romanzo di narrativa semplice e complesso allo stesso tempo che mi ha saputo coinvolgere con la sua veridicità e talvolta anche con la “crudezza” di alcuni eventi.

Se siete persone che amate le emozioni forti e la storia recente del nostro paese, vi consiglio di leggere questo libro!

Il romanzo è disponibile su Amazon


Biografia dell’autrice

Daniela Alibrandi è nata a Roma e cresciuta tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Nel contesto professionale si è occupata, tra l’altro, di scambi culturali con l’Estero nell’ambito del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea. Nella vita privata è sposata e ha due figli.

L’autrice ha una vasta produzione letteraria, nella quale si annovera la pubblicazione di sei libri e di un’antologia di racconti brevi, la traduzione in lingua inglese di alcune delle sue opere diffuse e apprezzate anche all’estero e la vittoria di numerosi e importanti premi letterari nazionali e di un riconoscimento internazionale. La scrittrice predilige il genere noir, ambientando le trame intrecciate e sorprendenti in periodi storici e sociali a noi vicini, fornendone originali chiavi di lettura.

“Una morte sola non basta”, pubblicato nel marzo 2016 da Del Vecchio Editore, viene già definito dalla critica un grande romanzo neo realista. Ambientato nella città di Roma, colta nella transizione dalla semplicità degli anni Cinquanta al folgorante e ottimistico sviluppo del boom economico degli anni Sessanta, fino alle contraddizioni degli anni Settanta, il romanzo affronta un tema delicato come quello della violenza di genere.

“Quelle strane ragazze”, un thriller di grande impatto, che ha vinto il Premio Letterario Nazionale Perseide 2014 ed è completamente ambientato nella incantevole cornice del quartiere romano Coppedè o quartiere Magico, come viene comunemente definito, nel periodo dei primi anni Novanta, subito dopo la caduta del muro di Berlino.

“Nessun segno sulla neve”, pubblicato nella prima edizione nel 2010, è stato rieditato da Universo Editoriale nel dicembre 2015 anche nell’edizione inglese “No steps on the snow”. Il thriller psicologico ha vinto il Premio Letterario Nazionale Circe 2013, è stato scelto dal Comune di Roma per un evento culturale dell’Estate Romana 2012 e presentato a Piùlibripiùliberi 2013. È inserito nelle due collane editoriali Oltre la Città e Crimini Innocenti. La trama, che inizia ai giorni nostri, affonda le radici nel ’68 romano e nella lotta studentesca. Uno stimato oncologo di mezza età, navigando in Internet insieme al figlio, si imbatte nel profilo della ragazza amata ai tempi del liceo, quando era accaduto un orribile omicidio rimasto irrisolto. Uno spaccato fedele e nostalgico intriso di passioni profonde e dei sentimenti disperati che hanno caratterizzato un’epoca e un finale mozzafiato.

“Un’ombra sul fiume Merrimack”, rientrato tra i vincitori del Premio Internazionale Novel Writing 2012, è un thriller ambientato in una cittadina del Nordest degli Stati Uniti, negli anni Sessanta, quando l’America era in pieno conflitto con il Vietnam. Il romanzo è tradotto nell’edizione inglese “A Shadow on Merrimack River”.

“Il bimbo di Rachele”, a seguito della vittoria del premio letterario nazionale La Città e il Mare 2011, è stato pubblicato nella prima edizione nel 2012 ed è ora disponibile nella nuova edizione. Un romanzo che affronta il difficile tema dell’aborto in un periodo molto controverso, quello dei primi anni Ottanta, nella cornice di quella Roma e della sua provincia.

“Il vaso di Bemberly” è stato pubblicato nel maggio 2017 da L’Erudita, di Giulio Perrone Editore. La storia è ambientata in un borgo antico, ricco di reperti archeologici dell’epoca etrusca, dove la crisi economica stravolge gli equilibri di una famiglia semplice, nella quale la nonna cercherà in tutti i modi di evitare che i nipoti abbandonino il paesino alla ricerca di un futuro.

“I doni della mente”, anche nell’edizione inglese “Echoes of the Soul”. Una raccolta di storie brevi, alcune delle quali vincitrici di premi letterari nazionali. I racconti sono stati tutti pubblicati da riviste settimanali e da un mensile della RAI.

Le opere della Alibrandi sono presenti al Salone del Libro di Torino, al Book Festival di Pisa, al Book Pride di Milano e Più libri più liberi di Roma. In particolare “Nessun segno sulla neve” e “Un’ombra sul fiume Merrimack” sono in catalogo anche presso l’Italian & European Bookshop di Londra.

Da sempre incline alla scrittura, l’autrice ha partecipato a diversi concorsi, vincendo importanti premi letterari. Tra questi ricordiamo Il Volo di Pègaso2010, La Città e Il Mare 2011, Novel Writing 2012, Circe 2013, il Memorial Miriam Sermoneta 2014 e Mani in Volo 2014, Perseide 2014. La scrittrice è inoltre rientrata tra i finalisti del concorso nazionale La Memoria 2011. Con l’inedito “Delitti fuori orario”, la scrittrice è giunta finalista al concorso letterario “Romanzi in cerca d’autore 2018”, organizzato da Mondadori Store, Kobo Writing Life e Passione Scrittore, conclusosi con la cerimonia di premiazione al Salone del Libro di Torino.

«Una scrittrice appassionata e onesta, senza artifici» La Repubblica

L’autrice ha un sito italiano: https://danielaalibrandi.wordpress.com

Un sito inglese: https://danielaenglishwebsite.wordpress.com/

La pagina Autore Facebook:

https://www.facebook.com/Daniela-Alibrandi-Autore-108488582556510/

Ed è presente in tutti i più importanti social network come Twitter, Google+ e Linkedin.


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27 pensieri su “Questa volta leggo – Recensione: “Una morte sola non basta” di Daniela Alibrandi – ed. Del Vecchio

  1. non conosco l’autrice, però sono molto contenta che tu abbia trovato un romanzo che ti abbia così appassionata. io non so se sono la persona giusta per questo romanzo ho il timore non riuscirei ad affrontare le sofferenze delle protagoniste.
    però me lo segno, forse un giorno arriverà il suo momento!

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  2. Pingback: Questa volta leggo- recensione: Una morte sola non basta di Daniela Alibrandi – ed Del Vecchio — ROMANCE E ALTRI RIMEDI | danielaalibrandi

  3. Le storie che parlano di passato hanno sempre un loro fascino, c’è sempre quel non so che che attira e anche questa storia è una tra quelle.
    Si vede dalle tue parole che questa storia ti ha colpita e ammetto di essermi incuriosita. Mi piace soprattutto l’idea di raccontare un periodo particolare della nostra storia senza però risultare noioso e banale perchè infondo è quello a rendere il libro più interessante

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  4. Ciao Mara,
    non conosco l’autrice e credo che non rientri particolarmente nelle mie corde.
    Complimenti comunque per la recensione!

    (Erika, Lettrice sfuggente)

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