Intervista a Michele Celoni, autore di “Da uno a sette” – Ed. Bookroad

Oggi sul blog abbiamo il piacere di ospitare Michele Celoni, autore del romanzo Da uno a sette, che ci parlerà dei suoi progetti e della sua esperienza con Bookroad. In fondo al post troverete il link per sostenere la campagna. Mi raccomando, se volete vedere pubblicato il romanzo preordinate una copia sul sito della casa editrice.

Trama: Sette racconti. Uno scoiattolo decide di rivolgersi a un potente mago per diventare un altro animale. Una quercia affida un seme a una cornacchia. Una ragazza senza un soldo pagherà caro il prezzo della scortesia ai danni di una zingara. Un fiore decide di adottare una formica. Un uomo inciampa su nulla e cerca di trasformarlo in qualcosa. Un orsetto di colore bianco chiede a un orsetto di colore bruno di regalargli un po’ del suo colore. Un uomo incapace e invidioso tenta di derubare un nobiluomo, ma finiscono per parlare della sorte avversa che colpisce solo alcuni. Sette favole, nuove, dolci, cattive, sorprendenti.


Benvenuto Michele! Cosa ti ha spinto a scrivere Da uno a sette?

Un’esigenza spontanea. Le favole che ho inserito all’interno della raccolta, si presentano esattamente nell’ordine cronologico con cui sono state scritte. Mastro Abete ad esempio, è stato il mio primo e assoluto racconto dedicato ai bambini, la mia prima favola, nella più stereotipata delle sue formule: c’era una volta un tale protagonista che dovette affrontare un tale problema e alla fine vissero tutti felici e contenti. Ne scrissi altre di questo tipo, ma non riuscivo più a provare alcuna soddisfazione nelle favole di cui si conosceva già il punto in cui si sarebbe andati a parare. Il classico “Vissero felici e contenti” è uno degli epiloghi più importanti che si possa offrire a un bambino, ma questo non è mai valso per me. In parole povere Da uno a sette è la rappresentazione di come la mia visione nei confronti della favola si sia sviluppata attraverso gli anni. Ho sempre pensato che se evitassi di assecondare questa mia evoluzione, sarebbe un po’ come se tentassi di ingannarmi da solo.

Da cosa prendi ispirazione per scrivere le tue favole?

Non credo che il mio vissuto personale non abbia avuto una qualche influenza, alla fine si riduce tutto a ciò che interpreti e percepisci ma sarebbe arrogante dire che questi abbia totalmente calibrato il processo intuitivo tramite il quale prendono forma i miei testi. Molto lo devo alla pura immaginazione, altro ai videogame, fumetti, e cartoni animati giapponesi, ma a mia discolpa per i più tradizionalisti, anche Omero ha dato un’enorme contributo. Il mio istruttore di doppiaggio Tony Mazzara, ripeteva sempre che un messaggio per essere efficace al meglio, doveva avere tre caratteristiche fondamentali: piccolo, forte, preciso. È divertente notare in quanta misura avesse ragione.

Definisci il tuo libro con 3 aggettivi

Piccolo, forte, preciso. Non è vero. Questa è più una speranza che mi pongo ogni volta che inizio un racconto. In tutta sincerità direi: volubile, ermetico e sporco.

A quale tra i tuoi racconti e personaggi sei più affezionato?

Questa è una di quelle domande a cui non so offrire un’unica risposta. Se dovessi scegliere un racconto all’interno della raccolta Da uno a sette da voler tenere con me, quello sarebbe sicuramente Un bel nulla. Ho i miei buoni motivi, ma preferisco rimangano un piccolo segreto tra me e me. Se invece dovessi scegliere un personaggio al quale sono particolarmente affezionato, sarebbe L’incapace, del racconto Rami e radici: meschino, ignorante e fallibile. Un essere umano fatto e finito, in tutte le sue debolezze. Mi piace pensare che un giorno potrebbe avere l’opportunità di
essere diverso.

Leggendo i tuoi racconti si trovano messaggi molto profondi, quale idea vuoi fare arrivare ai tuoi lettori?

I miei personaggi e il mondo in cui si muovono si completano vicendevolmente, l’uno non può esistere senza essere regolato dall’altro, ma nonostante questo, entrambi sono lo specchio di ciò che vedo io. Di come sono arrivato a captarlo, delle domande che mi sono posto e delle risposte che talvolta non sono riuscito a darmi. Ciò che desidero accada leggendo le mie storie, è che la gente riesca a scrutare all’interno del mondo di qualcun altro, per poi solo dopo, forse, riconoscere una parte del proprio.

C’è un autore o autrice al quale ti ispiri?

Soltanto uno ma, ahimè, è un uomo immortale e inarrivabile. Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe. Ovviamente ce ne sono altri dai quali ho tratto numerosi insegnamenti. Dumas con il blasonato Il Conte di Montecristo mi ha insegnato che protagonista non è sinonimo di eroe, nemmeno quando agisce contro un’ingiustizia. Isabel Allende con La casa degli spiriti mi ha fatto apprezzare la bellezza dello “sporcare senza pietà” ogni personaggio, qualsiasi ruolo esso svolga. Come ultimo cito Otfried Preussler, con Il mulino dei dodici corvi: piccolo, forte, preciso. Per quanto mi riguarda, non mi serve dire altro su di lui.

E tu invece quando hai capito di volere diventare un autore?

Esattamente quando mi accorsi che possedevo qualche cosa da dire. Ero uno di quei ragazzini che preferivano mettersi a sedere sopra un qualche scalino ben distante dal cortile, o dal campetto di calcio, o da qualsiasi altra attività ricreativa utile. Per me era meglio così. Non ero bravo nei giochi di squadra, e quindi per l’appunto, non avevo granché da dire. Avevo le mie idee e le mie storie nelle quali potevo tenere tutto sotto controllo. Ovviamente ero io l’eroe della storia, e altrettanto ovviamente, ne uscivo sempre vincitore, non c’è da stupirsi se non volevo che nessuno partecipasse. Quando questo ha cominciato a non bastarmi più, ho trovato rifugio nella scrittura. A ripensarci è stato un processo piuttosto naturale. Sarò banale, ma è effettivamente iniziato come un gioco con me stesso.

Cosa ti ha spinto a metterti in gioco sulla piattaforma di crowdfunding di BookRoad?

Ci sono stato indirizzato da persone che credono in ciò che scrivo, forse addirittura più di quanto ci creda io. Non ho mai pensato che qualcuno potesse trovare bello ciò che mi usciva dalla testa e questo perché io stesso sono sempre stato il primo a convincermi che di bello non ci fosse davvero nulla là dentro. Quando sono riuscito a farmi notare dalla mia casa editrice, BookRoad (nuovo marchio di Leone Editore), mi è venuto in mente che probabilmente fra tutti, quello che possedeva una scarsa considerazione delle mie idee ero proprio io. Trovo che il confine fra umiltà e sminuirti sia uno tra i più labili. In definitiva credo che ad avermi convinto a mettermi in gioco sia stato il bisogno di dimostrarmi di credere in ciò che esce dalla questa mia testa tutta strana.

Grazie per essere stato con noi!

 

Per sostenere la campagna del romanzo Da uno a sette preordinate la vostra copia sul sito della casa editrice cliccando su QUESTO LINK

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