Blogtour della Starlight – quarta tappa

L’11 luglio è iniziato il nuovo blogtour della Starlight che durerà fino al 25 luglio, con otto tappe nelle quali scopriremo insieme varie curiosità sugli ultimi romanzi pubblicati, “Angeli della Morte” di Margherita Donati e “Gravity” di Mariarosaria Guarino.

Ogni tre tappe viene fatta un’estrazione, pertanto per partecipare alla prossima estrazione di uno dei due ebook (o di un altro ebook del catalogo, in caso il vincitore lo abbia già acquistato), vi basterà commentare questa tappa e le prossime due sui relativi blog o sull’evento: https://www.facebook.com/events/2027445590693953/

Queste le tappe totali:

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Oggi parliamo dell’ambientazione di “Gravity”, un distopico, un genere in cui si è cimentata per la prima volta Mariarosaria.

Per coloro che hanno iniziato a seguire adesso il blogtour, questa è la trama del romanzo.

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“Ognuno di noi credeva che la vita dell’altro fosse perfetta, ma a quanto pare ci sbagliavamo entrambi.”

In un futuro post apocalittico, l’umanità è scampata alla morte insediandosi in una città sospesa tra cielo e Terra: Gravity, un luogo in cui l’ordine e l’obbedienza sono alla base di tutto.

Qui vive Aron Every, il più giovane tenente dell’aviazione all’accademia militare, destinato a una grande carriera e ammirato da molti. A mettergli i bastoni fra le ruote è un membro della rispettata famiglia Douglas, che fin da subito non mostra alcun rispetto per il suo grado militare e cerca con disprezzo di ostacolarlo, spingendolo a sacrificarsi per salvare i suoi affetti.

È vivo per miracolo ma, cosa ancora più sconcertante, la Terra non è morta come gli avevano fatto credere. Ci sono dei sopravvissuti, degli uomini che desiderano una vita migliore, guidati da una ragazza ribelle e senza paura che gli mostra cosa sia la libertà. Lontano da tutte le regole ferree di Gravity che seguiva solo per amore verso la sorella, Aron è finalmente se stesso. Ma non tutti sono buoni e il pericolo presto giungerà anche lassù.

Aron deve decidere da che parte stare. La sua famiglia ha bisogno di lui, può rinnegare ciò in cui crede per salvarla o la sua vita ormai è sulla Terra? Perseguire la pace è davvero l’unica via?

La sua passione e adrenalina si scontrano con la violenza di chi non vuole ammettere di essere nel torto, in una storia che fino all’ultimo non lascia certezze.

L’uomo crede di essere il padrone del mondo, ma a volte il mondo gli si rivolta contro…

«Com’è vivere lassù?»

Tornai a guardare in alto senza riuscire a trattenere un sospiro.

«È come sapere che, volendo, potresti toccare il cielo con un dito e poi, protendendoti, scoprire che quella sarà l’ultima cosa che farai. È un mondo che offre speranze ma te le sottrae prima che tu abbia modo di afferrarle e, nel farlo, ti toglie tutto ciò che hai.

Gravity è un bel posto se non hai difficoltà ad annientare te stesso. Navi volanti, tecnologie all’avanguardia, progressi in campo medico che lasciano senza fiato; visto dall’esterno può sembrare fantastico, ma sapere che non c’è essere vivente in grado di superarti, credimi, può dare alla testa».

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Tutto ciò che ho descritto è opera di fantasia. Volevo divertirmi a creare qualcosa di diverso e così ho provato a immaginare un futuro in cui la Terra, trascurata dall’uomo, fosse sopravvissuta per miracolo a ogni tipo di calamità naturale. Lo scenario che si è prospettato nella mia mente, ovviamente, è risultato apocalittico, per cui distruzione e rovina sono ciò che ho tentato di rappresentare descrivendo i settori in cui il pianeta è diviso quando Aron precipita.

A trovarlo è Keileen, una ragazza coraggiosa e determinata che lo vede cadere dritto nell’acqua e si tuffa per salvarlo. Nonostante i battibecchi, decide di accoglierlo tra loro e fargli conoscere il territorio in cui vivono, mettendolo a prova. Qui si caccia e si lotta per sopravvivere, non c’è nulla di facile, ma è forte la volontà di essere una comunità senza che questo precluda la libertà del singolo.

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Dall’altra parte, invece, ho pensato di contrapporre un’immensa città nata dalla tecnologia più avanzata e inventata con lo scopo di consentire all’umanità di non estinguersi. Gravity difatti è una metropoli nel cielo, strutturata su piattaforme pentagonali, sulla quale gli uomini hanno trovato un proprio equilibrio dimenticandosi del passato. Si tratta di un posto all’avanguardia, dotato di ogni comodità possibile, un luogo in cui nulla viene lasciato al caso e tutto è regolato da una disciplina ferrea. Qui le regole sono davvero rigide e per Aron, il più giovane tenente dell’Accademia, è difficile adeguarsi reprimendo il suo desiderio di essere libero e se stesso.

“Le nostre cure erano incentrate su concetti di nanotecnologia molto avanzata e consentivano una guarigione pressoché completa da qualunque male. Era difficile morire a causa di qualche malanno a Gravity, ma era molto più semplice finire resettato che, dal mio punto di vista, era l’equivalente dell’essere eliminato. Questo accadeva a chi non rispettava le leggi o commetteva infrazioni gravi al regolamento: ti cancellavano la memoria, semplicemente, come se i ricordi di una persona non avessero alcuna importanza, e ti rimandavano indietro come un automa, pregno dei loro dogmi; rispedito in una casa non più tua, costringendo i tuoi familiari a vivere con un estraneo, simulacro di ciò che eri. Una punizione per il colpevole e per chi non aveva saputo evitare che il responsabile si macchiasse del crimine.”

Questa è la più grande paura di Aron e anche per questo sogna spesso come sia la vita sulla Terra, diversa da quella in cui viviamo adesso. Questa scelta rappresenta un po’ un monito per i lettori: se non ce ne prendiamo cura, potrebbe davvero accadere uno scenario simile e costringere gli umani ad andarsene o lottare per sopravvivere. Ma una salvezza c’è per tutti e la speranza di poter un giorno tornarci a vivere è grande…

“Osservai il modo perfetto in cui le abitazioni si confondevano con la roccia: anche una pattuglia addestrata, senza sapere dove guardare, non le avrebbe notate. Riflettei sulle bugie che mi avevano raccontato in tanti anni, quando mi avevano detto che eravamo gli unici superstiti, che la Terra era distrutta e inospitale. Certo, per quello che avevo visto probabilmente non ci avrei trascorso le vacanze, ma non era un posto invivibile e di certo non eravamo i soli umani a popolare il pianeta. Di contro alle menzogne inculcate a tutti gli abitanti di Gravity, per un motivo che ancora mi era incomprensibile, era invece evidente che i veri terrestri, quelli che il pianeta avevano continuato a viverlo e sfidarlo, sapevano della nostra esistenza e non sembravano contenti della cosa. Ora capivo perché restavamo nascosti, perché dovevamo andarci cauti: qualcuno nel nostro governo doveva sapere che non eravamo i soli a popolare il pianeta e voleva che la notizia restasse privilegio di pochi.”

Cosa ne pensate? Meglio vivere su delle flotte sospese nel cielo con tutte le tecnologie all’avanguardia o in un pianeta a cui si è sentimentalmente legati ma tornato primitivo e mezzo distrutto?

Commentate la tappa per partecipare all’estrazione e seguite l’evento su facebook.

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