Review Party: “Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz” di Jeremy Dronfield – ed. Harper & Collins

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Buongiorno! Oggi partecipo al review party del romanzo Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz. Ringrazio la casa editrice per la copia ARC e Sara (Il club delle lettrici compulsive) per la grafica.

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Vienna, ottobre 1939. Gustav Kleinmann, un tappezziere ebreo, e il quindicenne Fritz, suo figlio, vengono arrestati dalla Gestapo, caricati su un vagone merci e deportati a Buchenwald, in Germania. Picchiati, ridotti alla fame, costretti ai lavori forzati per costruire il campo stesso in cui sono tenuti prigionieri, riescono miracolosamente a sopravvivere alla brutalità nazista. Finché, tre anni dopo, Gustav non viene inserito nella lista dei prigionieri che saranno mandati ad Auschwitz. Per Fritz è uno shock senza precedenti. Da tempo circolano voci inquietanti su quel lager e sulle sue speciali camere a gas dove si possono uccidere centinaia di persone alla volta. Il trasferimento laggiù significa una cosa sola… Eppure l’idea di separarsi dal padre non lo sfiora neppure. I compagni di prigionia gli dicono di dimenticarsi di lui, se vuole vivere, ma Fritz si rifiuta di ascoltarli e insiste per accompagnarlo, pur sapendo che li aspettano altri anni di orrori e sofferenze, se possibile ancor più terribili. Ma a tenerli in vita, ancora una volta, saranno l’amore e un’incrollabile speranza nel futuro. Basato sul diario di Gustav – un diario segreto di cui nemmeno suo figlio era a conoscenza – e sulle testimonianze dirette di parenti, amici e altri sopravvissuti, “Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz” non è soltanto la storia di un legame, quello tra padre e figlio, che si è rivelato più forte della macchina dell’odio che ha cercato di schiacciarli. È anche una testimonianza di coraggio e di resilienza, e un ritratto lucido e vivido del meglio e del peggio della natura umana.


Recensione di Mara

Questo gennaio, tra una lettura e l’altra, sta scorrendo davvero veloce e in queste ultime settimane, a causa dell’approssimarsi del giorno della memoria, potete trovare in libreria numerosi romanzi che riguardano l’olocausto e la seconda guerra mondiale. Per quanto siano storie dure, commoventi e drammatiche non posso mai lasciarmi scappare questi libri, anche perché credo che sia doveroso non dimenticare gli orrori di quella che probabilmente è stata la pagina più oscura della storia recente.

Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz ha attirato subito la mia attenzione. L’idea di leggere un romanzo basato sulla vera storia della famiglia Kleinmann ha stuzzicato la mia curiosità e così, appena l’ho avuto tra le mani, mi sono lasciata trasportare a ritroso nel tempo dalla penna dell’autore.

Quelle parole toccanti racchiudevano significati contradditori per gli ebrei, che avevano un concezione tutta loro del germanesimo. Gustav, immensamente orgoglioso si aver combattuto per il suo paese durante la grande guerra, si considerava prima austriaco e poi ebreo, ma non rispecchiava l’ideale germanico cristiano di Schuschnigg.

In un solo istante mi sono ritrovata in Austria nel 1940, un luogo a quei tempi inospitale e molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere, dove la famiglia Kleimann e numerose altre famiglie ebree si trovano a dover affrontare le leggi razziali. Attraverso uno stile asciutto, efficace e incisivo assistiamo impotenti alla drammatica vicenda di Gustav, un tappezziere ebreo, e di suo figlio Fritz, un ragazzino di soli quindici anni. Qualche anno fa ho avuto l’occasione di visitare Aushwitz e, mentre leggevo le pagine di questo romanzo, immedesimandomi nella storia sono subito ritornate nella mia mente le immagini di quei luoghi, dove anche dopo tanto tempo si respira un’aria decisamente pesante.

Gustav e Fritz rimasero uniti nella calca. Le ore passarono mentre – in piedi o in ginocchio, circondati da borbottii, gemiti e preghiere – cominciavano ad avere fame, sete e le articolazioni doloranti. Dal cortile provenivano risate canzonatorie e suoni di pestaggi.

Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz è una storia intensa, drammatica e commovente che non lascia indifferente il lettore. Ammetto di aver trovato un po’ di difficoltà nel leggere questo romanzo. Le emozioni che ho provato sono talmente intense e potenti che ho potuto avvertire sulla mia pelle l’angoscia, il dolore e la paura dei Kleinmann. In queste pagine troviamo anche emozioni forti come la speranza, l’affetto e l’amore. Ho trovato commovente e decisamente toccante il rapporto tra Gustav e Fritz che affrontano insieme sostenendosi a vicenda l’incubo dei campi di concentramento.

Uno dei punti di forza di questo libro è la ricostruzione storica. Dronfield delinea in modo realistico quello che era la vita di un tempo e inserisce con cura numerosi dettagli storici e politici senza mai eccedere o risultare troppo prolisso.

Le forze l’avevano abbandonato, però non poteva negare a suo figlio la possibilità di vivere. Sarebbe stato un dolore dilaniante separarsi dopo essersi aiutati a sopravvivere per tutti quegli anni, ma esortò Fritz ad andare da solo.

Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz non è il classico libro che si legge tutto d’un fiato ma è una lettura impegnativa che consiglio di leggere con calma per poter comprendere meglio ogni aspetto e per poter assaporare le potenti emozioni che questo libro è in grado di suscitare. Consiglio questa storia a chi è in cerca di un romanzo drammatico, impegnativo. Per non  dimenticare.

Il romanzo è disponibile su Amazon.