Review party: “Di luce propria” di Raffaella Romagnolo – ed. Mondadori

Buongiorno! Oggi partecipo al review party del romanzo Di luce propria di Raffaella Romagnolo. Ringrazio la casa editrice per l’opportunità.

Trama

«Me. Scegli me.» In fila con gli altri, Antonio Casagrande sa che la sua preghiera muta non troverà ascolto. Scelgono sempre qualcun altro. È stato così per gli undici anni che ha trascorso al Pammatone, l’orfanotrofio genovese che lo ha accolto appena venuto al mondo, il 13 giugno 1855. E non c’è dubbio che sia per quella pupilla color perla. Chi vorrebbe un bambino difettoso? Invece un bel giorno succede. «Lui» indica l’omone grondante di pioggia che gli sta davanti. Gli serve un apprendista, poche storie. Nella bottega di Alessandro Pavia, Antonio impara quel che gli servirà a stare al mondo: la magia dell’alfabeto, la passionaccia per la politica, l’amore per la giustizia e soprattutto la nuovissima arte della fotografia. Misture alchemiche, carta albuminata e la luce, la cosa più importante. Il resto glielo spiega madama Carmen, tenutaria di bordello con il cuore spezzato e un gran talento per gli affari. Sono tempi decisivi, quelli, e anche Pavia ha una missione: la folle, visionaria impresa di ritrarre uno per uno i Mille che con Garibaldi fecero l’Italia. A Borgo di Dentro, un pugno di case sulle colline piemontesi, ne ha scovati addirittura quattro. Proprio lì, in un giorno di festa, Antonio scopre il suo potere: liberato dalla benda, potenziato dall’obiettivo della macchina fotografica, l’occhio cieco vede ciò che nessuno può vedere, il destino, l’ineluttabile. È un dono, forse. Secondo Antonio, una maledizione. Sullo sfondo, l’Italia è appena nata e l’orfano del Pammatone si fa uomo attraversando i momenti che trasformano un paese straccione e inconsapevole in una nazione. In mezzo a una folla in rivolta per il pane, Caterina, libera e coraggiosa, lo prende per mano e lo aiuta a capire, mentre le sue visioni si fanno sempre più caotiche e terribili. L’occhio cieco nel mirino, Antonio vede ciò che nessuno vorrebbe vedere, il fango delle trincee nello sguardo dei giovani che inneggiano alla guerra, la fine di chi amiamo. Feroce e implacabile, la morte non smette di sfidarlo. Finché Antonio Casagrande raccoglie la sfida. Raffaella Romagnolo ci regala un romanzo civile e intimo al tempo stesso, che assorbe tutti i colori del mondo e ne restituisce la luce.


Recensione di Mara

Non conoscevo la Romagnolo prima d’ora ma quando mi è capitata tra le mani la trama di questo romanzo mi sono incuriosita e non ho saputo resistere! L’idea di leggere un romanzo storico stuzzica sempre la mia curiosità e, inoltre, sono sempre ansiosa di conoscere qualche nuova penna e così, appena l’ho avuto tra le mani mi sono lasciata trasportare dall’autrice a ritroso nel tempo e in pochi istanti mi sono ritrovata nei panni di Antonio, il protagonista di questa storia, un piccolo orfano che si è ormai rassegnato a vivere per sempre in solitudine e a non conoscere il calore di una famiglia perché nato con un difetto fisico. In fondo, chi vorrebbe adottare un bambino “difettoso”? Quando ormai il ragazzo ha abbandonato ogni sua speranza accade l’impensabile e in pochi attimi si ritrova apprendista fotografo nella bottega di Alessandro Pavia.

«Non fare quella faccia. Scrivi “Popolo” maiuscolo. Come
“Re”. Anzi, tira una riga, “re” scrivilo minuscolo.»
«E voi siete repubblicano?»
«Fin nelle midolla.»
«Ma allora perché volete incontrare il re?»
«Anche Garibaldi l’ha incontrato. Gli è toccato. Per ora ci contentiamo di aver fatto l’Italia, ma poi.»
Ma poi, cosa? Una gran confusione, nella testa del ragazzo

Di luce propria è un romanzo interessante che ci offre un ritratto attendibile e preciso dell’Italia nel 1850. La ricostruzione storica è uno dei punti di forza di questo romanzo ed è stata la cosa che ho maggiormente amato di questa storia. A quell’epoca la vita era molto diversa da quella che conosciamo oggi e l’Italia non era ancora una nazione unita ma l’orgoglio nazionale e la voglia di rivolta era già viva nelle anime del popolo. In questo contesto così ben delineato e carico anche di tensioni pronte ad esplodere mi sono appassionata nel seguire le vicissitudini di Antonio che, al di fuori delle mura dell’orfanotrofio, impara a stare al mondo e a sfruttare quella “debolezza” (che poi in realtà si rivela essere un punto di forza). Antonio, infatti, scopre di possedere una dote speciale che lo porta a vedere cose che vanno al di là della superficie.

Attorno a lui troviamo tutta una serie di personaggi secondari ben delineati che hanno un ruolo più o meno importante nella vicenda ma che danno “movimento” alla storia. Ho apprezzato molto le figure femminili, saggiamente inserite, e in particolar modo mi è piaciuta Carmen, una donna dalla personalità molto più complessa di quello che potrebbe sembrare. Di luce propria è un romanzo appassionante ma impegnativo. La trama ricca di spessore, i riferimenti e lo stile forbito ma perfettamente adatto al contesto rendono questa storia una lettura che necessita di un certo livello di concentrazione per essere apprezzata in ogni sfumatura. Leggere questo romanzo mi ha fatto respirare le atmosfere di altri tempi, mi ha emozionato commosso e fatto toccare con mano la vita e i problemi che la popolazione era costretta ad affrontare a quei tempi. Uno dei temi più curiosi affrontati nel romanzo è quello della fotografia. Ammetto di essere ignorante in materia ma è stato interessante leggere dei dettagli, soprattutto se si considera che ai tempi la fotografia era una tecnologia agli albori. Se siete in cerca di una storia intensa e realistica e amate la narrativa storica, non lasciatevelo sfuggire.

Il romanzo è disponibile su Amazon. Buona lettura!

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