Recensione: “Il mio sbaglio più bello” di Catherine Bennetto- Leone Editore

Buon pomeriggio! Se siete in cerca di un romanzo frizzante e allegro vi consiglio di leggere “Il mio sbaglio più bello” di Catherine Bennetto (Leone editore) che oggi recensisco per voi!

bennettoSinossi:

Emma, giovane donna londinese, ha un lavoro nell’affascinante mondo della televisione; si è fatta faticosamente strada nel mondo delle fiction mediche di infimo livello fino a ottenere l’incarico di seconda aiuto regista: giusto un gradino sopra quello dei portatori di caffè e dei trovarobe. La sua esistenza scorre tranquilla, tra il lavoro che pesa come un macigno, il fidanzato nullafacente e geniale, una famiglia piuttosto psicotica e amici decisamente sui generis; fino al giorno in cui scopre di essere accidentalmente incinta, disastrosamente disoccupata e sinistramente al verde. Ma una nuova vita è in arrivo e, che le piaccia o no, dovrà diventare il tipo di persona in grado di badare a se stessa, per non parlare del bambino che sta per nascere. E dovrà farlo molto rapidamente.


Recensione a cura di Mara:

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Certe volte ho l’impressione che siano i libri a trovare i lettori. È una sensazione che mi spiego difficilmente, ma a volte mi capita di leggere una trama e rimanerne abbagliata come se il libro mi dicesse “leggimi”.

Quando ho letto la trama di questo romanzo ho avvertito subito un feeling particolare, complice anche la voglia di leggerezza che ho in questo periodo.

Ringrazio la Leone editore per avermi dato l’occasione di conoscere questo dolce e divertente romanzo.

“Il mio sbaglio più bello” è una commedia romantica molto allegra che ripercorre le vicissitudini di Emma, una ragazza di 27 anni che scopre accidentalmente di essere incinta e che per una serie di eventi particolari si ritrova anche senza lavoro, single e con il conto in banca in rosso.

“Bene. Ero incinta. Volevo il bambino? Avevo ventisette anni, non possedevo una casa mia, avevo qualche sterlina in banca, non molte ma nemmeno un disastro, e sebbene negli ultimi anni mi fossi arrampicata con le unghie e con i denti sulla scala di film illustri e programmi televisivi, avevo ancora un piede sul gradino più basso. E, nonostante il suo entusiasmo per le conferenze imprenditoriali e la app di Anthony Robbins Soldi: domina il gioco, il mio ragazzo non aveva guadagnato un penny in due anni.”

I personaggi sono un vero punto di forza di questo libro. Emma è  una ragazza in apparenza comune  senza particolari doti e che tuttavia si ritrova ad affrontare, senza un compagno, uno dei momenti più delicati nella vita di una donna.  La soluzione più semplice ai suoi problemi sarebbe stata (come viene suggerito in alcuni passi del libro) un’interruzione volontaria di gravidanza per poter poi riprendere poi in mano sia la propria vita lavorativa sia quella sentimentale, ma Emma, con grande coraggio, decide di tenere il bambino nonostante tutte le difficoltà e le incertezze per il futuro.

“Nessuno della mia età stava avendo figli. La vita era troppo cara perché una ragazzina (a ventisette anni si è ancora delle ragazzine!) pensasse a sistemarsi, comprare casa e fare un’assicurazione sulla vita. E la vita era ancora troppo divertente. I miei coetanei continuavano a prendersi anni sabbatici, a passare la vigilia di Natale in discoteca facendosi strisce di coca sullo sciacquone del bagno e cercando di capire cosa avrebbero voluto fare da grandi. Suppongo che tutti noi immaginassimo che sarebbe accaduto al giro dei trenta.”

È una ragazza allo stesso tempo forte e fragile: è spesso preda di dubbi e timori, ciononostante  è caparbia e porta avanti le sue decisioni senza mai vacillare. È anche molto orgogliosa e lo dimostra nel fatto che nella vita vuole farcela da sola, senza aiuti esterni.   A tratti mi è sembrata una ragazza un po’  incompresa. Mi spiego meglio: al giorno d’oggi una ragazza di ventisette anni difficilmente ha come priorità quella di metter su famiglia, perché vige ancora quella fase in cui si pensa quasi esclusivamente a divertirsi ed Emma sa, che quel genere di vita difficilmente potrà tornare (dal momento che sarà presto madre e dovrà essere responsabile per il suo bambino). La sua carta vincente, secondo me, è  l’ironia e il suo essere fantasiosa. Ogni cosa appare sotto una luce diversa se è Emma a raccontarla!

“Ero una ragazza incinta, sola, con la cellulite e i baffi, i capezzoli grandi come zuppiere e così tanti segni argentati, indizio di una miriade di smagliature in formazione, che sembravo appena tornata da un appuntamento con Edward Mani di Forbice. E, come mia madre aveva sottolineato, non avevo il minimo intuito in fatto di moda. Ero destinata a rimanere zitella. Avrei venduto il cottage, mi sarei trasferita da mamma e avrei collezionato teiere.”

Emma cresce molto nel corso della storia: inizialmente prevale in lei un senso di smarrimento, preoccupazione, e avverto una certa invidia verso le sue coetanee che ancora possono godersi la vita, ma a mano a mano che i mesi passano, la consapevolezza di avere una creatura dentro di sé, cresce e alla fine del libro troviamo una Emma  più adulta. Rappresenta (a mio avviso) il percorso di crescita e maturazione che tutti noi nella vita dobbiamo affrontare per passare dalla giovinezza all’età adulta e questo è uno dei motivi per cui è un personaggio riuscito.

Attorno ad Emma compariranno numerose figure secondarie: una madre particolarmente fissata con il mondo della moda, una sorella che vuole salvare il mondo, una vicina impicciona, amici e colleghi di lavoro piuttosto sui generis. Tre uomini saranno fondamentali nei nove mesi di gravidanza: Ned (il fidanzato storico affetto dalla sindrome di Peter Pan che per tutto il libro scappa davanti a ogni responsabilità), Andrew (un affascinante e alquanto misterioso collega) e Joe (il coinquilino). La caratterizzazione dei personaggi è davvero sorprendente, ognuno di loro è presentato con i suoi pregi e i suoi difetti così da renderli realistici.

Per quanto riguarda l’ambientazione ci troviamo nella moderna e frenetica Londra (città a cui sono particolarmente legata per moltissimi motivi) dove tutto scorre velocemente. Tuttavia non troviamo molte descrizioni approfondite della città e dei luoghi (quelle che ci sono non appesantiscono il testo e sono funzionali alla trama). Parlando di descrizioni, ed essendo una fan delle serie tv e dei film, ho apprezzato quelle dei backstage e dei dietro le quinte del film dove lavora Emma e ho conosciuto figure professionali di cui non avevo mai sentito parlare in precedenza (il quadro che ne emerge però è quello di un ambiente lavorativo tutt’altro che roseo).

È una lettura molto rilassante che ti regala ore di divertimento puro e che mi ha pienamente soddisfatta e mi sono immedesimata più volte nel corso della storia in Emma forse perché in effetti anche io come lei sono circondata da una famiglia e da amici un po’ sui generis o perché probabilmente ho ancora vivide le sensazioni che si hanno quando si sta passando verso “l’età della ragione”.  È un libro che in apparenza può sembrare leggero, ma in cui troviamo spunti di riflessione su tematiche importanti come: la maternità, l’importanza della famiglia, l’imprevedibilità della vita e l’ingresso nell’età adulta.

“Mi sento come se nella vita non avessi fatto altro che aspettare. Aspettare che la mia carriera decollasse, aspettare che quella sensazione adolescenziale finisse o che arrivasse la consapevolezza della maturità. (..) Non hai mai questa sensazione? (….) Che tutti gli altri stanno andando avanti con le loro vite e tu sei ancora in quella fase in cui rimani in casa sul divano a fare liste? Che sei solo una passeggera e forse la prossima settimana, o il prossimo mese o il prossimo anno sarà il tuo turno per prendere il posto di guida? (…) Non voglio più essere una passeggera.”

Non fatevi spaventare dalla mole del libro (circa 500 pagine), “Il mio sbaglio più bello” è un romanzo che si legge velocemente grazie anche a uno stile impeccabile e a un linguaggio molto fresco e ironico che io tanto adoro. L’umorismo in questo romanzo è di quelli che io definisco “umorismo fine” vale a dire non grossolano e volgare, ma ricco di battute e frecciatine che giungono dritte al punto.  Per darvi un’idea più precisa, questo libro mi ha fatto spesso pensare alle opere di Helen Fielding (autrice della fortunata serie di libri di Bridget Jones) per ironia e atmosfera. Sicuramente si ride molto, ma non mancano occasioni di riflessione e intense emozioni. La storia d’amore narrata nel libro può sembrare in apparenza banale eppure l’ho trovata estremamente dolce e delicata. Non mi dilungo oltre perché se volete saperne di più, vi consiglio di leggere il libro!

Se amate  le storie alla Bridget Jones, se avete voglia di evadere dalla quotidianità  e di ridere un po’ questo libro fa per voi!

firma


Biografia:

Catherine Bennetto ha lavorato come aiuto regista per il cinema e per la televisione, sul set di serie tv inglesi andate in onda sulla BBC. È spesso in giro per il mondo, e impiega il suo tempo libero leggendo libri di ricette salutari (ma non necessariamente mettendole in pratica) o prendendo il sole in spiaggia. Il mio sbaglio più bello è il suo primo romanzo.

Potete acquistare il romanzo sul sito della casa editrice o su amazon.

 

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